giovedì 4 gennaio 2018
divinità.... moderna?
ma che uomo sei?
e che uomo sono?
mi hanno descritto come
fossi divinità
un piccolo essere
disegnato
dalle forze estreme
del vento
"Nulla" si direbbe
il mio nome
sono una statua
un salice...
una pietra...
una scrofa....
un escremento.....
io vivo tra foglie
fiacco la sera
racimolo
le briciole
e raggiungo
il piedistallo
della mia follia
o miei seguaci
che mesti a me vi inchinate
misurando
con il regolo della fede
la profondità
dell'inchino
evviva "io chi sono"..
avanti miei adepti
parlate con alberi
mangiate fiori
prostratevi alla luna
e copulate con il sole
avanti com'io vi insegnai
fecondi e coraggiosi
come goletta
tenace
solcate
il tormentato
oceano
della esistenza....
infine poi...
dolci creature
crepate pure
sull'isola che non c'è
ma...con un sorriso....
quanto a me...
curate che il tesor
tutto
mi sia dovuto.....
domenica 17 dicembre 2017
cella continuata dulcescit
nel camminar
v'è
sempre
meta
là un bosco
qui
un lago
dolce il
declivio
alla pallida
sorgente
quattro
le mura
quattro
i punti
del cardine
spirituale
aironi
lontani
e fiamme
nel
petto
ansante
sul masso
sporgente
del Golgota
LUNE..
mi piacciono
i colori accesi
dei templi
scoperchiati
in cui respiri...
anche adesso..
aria
di morte e di trepidazione
mi piace l'essenza del nulla
il placido girovagare
del vortice
in una pozzanghera
al passare
dell'ingombrante
autocarro
mi piace ancor
di questo pianeta
quanto presto non sarà più
ciò che ora miseramente
è
O splendidi soli.....
numerose
lune...
e su queste...
così povere
e fragili
con impaziente attesa
tarderò a
trafiggerne
il vergin suolo
con la punta aguzza
della bandiera...
avidamente.....
penna
penna amica
soffri
fra le dita
spingo a fondo
il sangue tuo
nero di china
non s'assopisce
neppure.....
quando le ore
si fanno
buie
e gli spiriti
deformi
fiaccano
la resistenza
delle
terrene
catene
e vagano
vagano
aggrappati al misero pennino
che gocciola
e stride
nel lago bianco
del mio destino
penna amica
a te caro il mo pensiero
dopottutto
per rima
anche
questo
è amor vero.
sabato 16 dicembre 2017
Astolfo, il mago.
il mago Astolfo
regnava
sul trono
indomito
il carattere
baffi spietati e naso adunco
alla stregua di rostro
infilzava i sudditi
che a turno
smaniosi
del proprio destino
attendevano
sotto il loggiato
principesse erranti
sinuose
traevano
dalle arance
il succo più dolce
il succo più dolce
e l'orchestra
attaccava con "allegro"
ritmo
un fugace pensiero
Astolfo rideva
sbiancava
schiumava
afferrava la sfera
spalancando le orbite:
"immagino e vedo
morte
e stridore
fuoco e fiamme"
e quando mesto
il cliente
s'adombrava....
Astolfo
d'un lampo
il vino...tracannava
il vino...tracannava
mondo
come va o mondo?
vorticosamente
ti giri
su te stesso
insonne
da secoli eterni
spietato il tuo lento
procedere
creature accompagnano
il tuo moto
mani sollevano
le lunghe scie
depositate
nella corona
del tuo cielo
occhi guardano
e domandano
semmai...
c'è una ragione
nel tuo vagare?
lento e possente
freddo
e duro
nelle roccie
sovrastanti
i miei pensieri
o mondo
mio
ti sei fermato
almeno
in altre occasioni
hai concesso
di scendere
alla sosta
dell'eternità
i molti
che inutilmente
diafani
veleggiano.........
contemplazione
dinanzi alla pagina
che il mondo ha riservato
nella soffitta
dell'oceano
onde
virtuose
e lunghi silenzi
accetto il piccolo dono
e guardo
il sole cadere con un fragore eterno
mi domando
se aldilà
della galassia
non vi sia
il volto
che cerco
la mano di riso
nel bianco
della neve
risplende
sui monti
come vento di tramontana
Iscriviti a:
Post (Atom)





